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Books: Leggermente fuori fuoco

Avevo comprato il libro di Robert Capa in occasione della mostra, attirata dal fatto che all’interno fosse corredato di molte foto e sull’onda dell’entusiasmo per la vita del Fotografo di guerra con la F maiuscola, però in fondo avevo messo in conto l’eventualità di mollarlo prima della fine, che, diciamo la verità, la letteratura di guerra di solito mi appassiona quanto il libretto di istruzioni del frullatore. E invece non solo sono arrivata alla fine, ma l’ho divorato in pochissimo tempo con passione totale e con la sensazione di essere seduta in un caffè parigino ad ascoltare incantata ogni racconto dalla sua bocca. E ci sono rimasta un po’ male quando Robert si è alzato e se n’è andato lasciandomi con il mio caffé da finire e mille domande sul prima e sul dopo, sul chi e sul come.

La leggerezza del testo viene dallo stile colloquiale con cui é scritto (pare infatti che sia stato dettato da Capa nel giro di poche notti, per rimediare all’enorme ritardo accumulato con l’editore) e dall’acuta ironia con cui Robert Capa racconta sé stesso e le sue avventure.

“A questo punto una necessità impellente fece fermare la mia jeep (…) A pochi metri dalla strada mi parve di scorgere un provvidenziale gruppo di cactus e corsi in quella direzione. Non c’era nulla da ridire su quel cactus africano salvo che per un piccolo cartello di legno che sembrava crescere alla sua ombra. Crebbe tanto velocemente da farmi spalancare gli occhi. Era scritto in tedesco, ma molto facile da capire. Malgrado gli occhiali neri lessi: “Achtung! Minen!”. Non ebbi la forza di saltare né il coraggio di muovermi. Non mi azzardavo a compiere il minimo gesto. Gridai all’autista la mia difficile situazione. Dissi che mi trovavo nel bel mezzo di un campo minato. Mi sembrò che considerasse la situazione perfino comica. E non vedevo davvero cosa ci fosse da ridere. (…). Ero rimasto bloccato lì con i calzoni ai piedi, affrontando da solo la morte in mezzo ad un deserto muto e silenzioso, nudo e inchiodato sulla sabbia, dietro uno stupido cespuglio di cactus. Perfino il mio necrologio sarebbe stato impubblicabile.”

Il libro intreccia gli eventi più importanti della seconda guerra mondiale in Europa con le sue peripezie di viaggio, gli incontri significativi, l’atmosfera di quegli anni, le storie d’amore e di amicizia, e ne emerge il ritratto di un uomo coraggioso, a tratti incosciente, irrequieto e sensibile da cui è arduo non rimanere affascinati. Che poi lui doveva essere quel genere di uomo dal carisma incantatore, di quelli che appena ti rivolge la parola e ti invita a prendere un caffé sei già cotta e lo seguiresti ovunque. Ecco, l’ho detto.

E in effetti diverse donne hanno fatto parte della sua vita da Gerda Taro fino a Ingrid Bergman e pare che lui le abbia amate profondamente, pur non riuscendo a rinunciare a testimoniare la guerra muovendosi da una parte all’altra del mondo. E poco importa quanto di quello che racconta sia romanzo e quanto sia realmente accaduto perchè quello che il lettore conserverà sono gli odori, i colori, le sensazioni di uno che la guerra ha scelto di fotografarla. A qualunque condizione.

“… Se a questo punto mio figlio mi interrompesse chiedendomi qual’è la differenza che passa tra un fotografo corrispondente di guerra e un qualsiasi altro soldato in divisa, risponderei che un fotoreporter di guerra gode di un maggior numero di drink e di belle ragazze, è meglio pagato e ha maggior libertà di movimento, ma, a un certo punto del gioco, avendo la possibilità di scegliere, il suo dilemma é se continuare o comportarsi da vigliacco, sapendo che non finirà per questo di fronte al plotone d’esecuzione. Il corrispondente di guerra mette in gioco la sua vita con le proprie mani, può puntare la posta su questo o quel cavallo o rimettersi il danaro in tasca fino all’ultimo minuto. Sono un giocatore. Decisi pertanto di andare con la compagnia E nella prima ondata.”

11 commenti su “Books: Leggermente fuori fuoco

  1. Patrizia M.
    18 novembre 2012

    Ecco, io ora sono curiosa come una scimmia e mi segno subito il titolo, si sente l’entusiasmo nelle tue parole e quindi deduco che deve essere proprio bello questo libro. Grazie🙂
    Ciao, Pat

    • colorsontheroad
      18 novembre 2012

      Ciao Pat, a me è piaciuto molto, non tanto per la scrittura in sé (che comunque è molto scorrevole) quanto per le atmosfere che diventano quasi palpabili. Senza contare che l’approccio storico dal punto di vista del fotoreporter è molto interessante. Bacio

      • Patrizia M.
        18 novembre 2012

        Ancora più curiosa di prima🙂

  2. sandroesposito
    18 novembre 2012

    Ecco…adesso mi tocca comprare il libro…

    • colorsontheroad
      19 novembre 2012

      🙂 se abitassimo vicini te lo presterei…comunque considerato che è anche ricco di foto ne vale la pena…

      • sandroesposito
        19 novembre 2012

        Ti ringrazio comunque, in effetti certi libri bisogna possederli, ogni tanto li li riprendi, li spolveri e ti raccontano qualcosa di nuovo.🙂

  3. esercizidipensiero
    19 novembre 2012

    bentornata cara, noi abbiamo ancora il progettino portraits in ballo. (è che io vengo uno schifo in foto). A prestissimo.

    • colorsontheroad
      20 novembre 2012

      ce l’ho stampato in mente il nostro mini progettino, ti scrivo il prima possibile! Anche una cena da noi abbiamo in sospeso…salderemo anche quella😉 P.S. e comunque non parti con il piede giusto…

  4. troppicolori
    19 novembre 2012

    No, vabè, adesso sarò costretta a girarmi le librerie e trovarlo, e leggerlo e godermi le foto…
    Sono una di quelle che ha il tuo stesso preambolo, i libri sulla guerra rimangono sul fondo della pila dei “Lasciato a metà”, ma visto come io non sia riuscita a schiodarmi dal leggere la tua “recensione”, credo che altrettanto accadrà con questo volume stupendo.
    Grazie per averlo raccontato così, con tanto di foto e stralci!

    • colorsontheroad
      20 novembre 2012

      Sono felice di averti incuriosita almeno un po’, secondo me arriveresti alla fine anche tu….poi fammi sapere se te ne innamori perdutamente come me😉

  5. Pingback: Books: “il mio ritratto” Margaret Bourke-White | Colors on the Road

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Questa voce è stata pubblicata il 18 novembre 2012 da in fotografia, libri con tag , , .

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