Colors on the Road

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Una donna che avrei voluto conoscere: Ruth Orkin

Alcuni giorni fa sono rimasta folgorata da questo post di Sandro esposito (il suo blog “la vita in immagini” è una sorprendente fucina di ispirazione): si parlava di Ruth Orkin, fotografa americana e donna estremamente affascinante, e dopo poche righe della sua biografia sapevo di amarla e ammirarla alla follia e di voler sapere tutto su di lei.

Un paio di sere più tardi ho finalmente preso fra le mani la mia prossima lettura (comprata a questa mostra)


e alla pagina 20 scopro che il famosissimo ritratto di Capa in un caffè parigino è stato scattato proprio da Ruth Orkin: il ritratto l’avevo visto milioni di volte ma mai mi ero preoccupato di sapere chi l’avesse scattato  (brutta cosa l’ignoranza ogni volta che se ne scopre l’immensità)

Evidentemente dovevo conoscere Ruth IMMEDIATAMENTE, e tutto quello che sono riuscita a capire di lei mi ha fatto sussultare di empatia e di adorazione.

Provate solo ad immaginare: è il 1938 e Ruth a 17 anni parte per un viaggio monumentale in bicicletta attraverso gli Stati Uniti da Los Angeles a New York con la sua macchina fotografica, l’indole coraggiosa e intraprendente di una giovane donna che corre più veloce del suo tempo è già tangibile e le sue foto di quel viaggio dimostrano come fosse già un’attenta osservatrice del mondo.

Nel 1945 si stabilisce a New York dove sceglie di fare della fotografia la sua fonte di guadagno: per una donna dell’epoca è già in sè una scelta innovativa, ma se la penso poco più che ventenne muoversi con disinvoltura nel mondo (soprattutto maschile) della musica newyorkese, allora la mia ammirazione è totale. Ad ogni modo ce la fa: scattando foto di bambini compra la sua prima attrezzatura professionale e nel 1951 viene inviata da LIFE in Israele al seguito della Filarmonica Israeliana; questa è per lei l’occasione giusta per assecondare la grande passione per il viaggio e da Israele va in Italia, Spagna e Francia e per più di sei mesi si sposta da sola di città in città usando la pellicola come confidente delle sue scoperte. Me la immagino, Ruth, fiera e indipendente, muoversi per le strade d’Europa con la leggerezza dell’entusiasmo e mi avvicino a lei ritornando ai miei diciotto anni a zonzo da sola per le strade di Londra, ma solo in parte immagino quel suo mondo dove, suppongo, essere una donna che viaggia da sola era tanto inconsueto quanto rivoluzionario.

A Firenze incontra un’altra giovane viaggiatrice, Ninalee Craig, e con lei si confronta, si confida e si diverte a girovagare per la città affidando alla macchina fotografica il compito di raccontare cosa fosse veramente viaggiare da sola per una donna e pensando ad un progetto dal titolo “Don’t be afraid to be alone”. E’ stata scattata quel giorno la famosissima foto “American girl in Italy”.

Ninalee Craig, parlando di quella foto, ha in varie occasioni sostenuto di non essere stata in alcun modo disturbata dagli sguardi maschili a lei rivolti (in realtà se si osserva con attenzione la foto si nota anche qualche gesto interessante) e che quella immagine rappresenta semplicemente una donna che si sta divertendo alla grande ed è una celebrazione di tutte quelle donne forti ed indipendenti che non hanno paura di vivere la vita. Per anni questa foto è stata oggetto di discussioni in quanto incriminata di essere stata preparata: in realtà esistono solo due scatti della scena e questo confermerebbe la versione di Ninalee secondo cui Ruth Orkin, dopo il primo scatto, chiese a lei di ripercorrere lo stesso tratto di strada e agli uomini di continuare a non guardare verso l’obiettivo. A dimostrazione del fatto che Ruth aveva naso e il mondo che meritava di diventare immortale lo coglieva al volo e aveva la prontezza per non farselo sfuggire.

In seguito Ruth ha sposato il regista Morris Engel con cui ha girato il film “Little fugitive”: il tempo dei viaggi in solitaria era finito mentre l’arrivo dei figli apriva una nuova epoca per lei. Ed ancora una volta non posso non scoppiare di ammirazione per lei perchè dal suo appartamente a New York continua a fotografare, solo che ora è lei a stare ferma e il mondo a muoversi davanti alla sua finestra, quello che non è cambiato è la passione con cui scatta (nasce così il progetto “The world through my window”).

Muore nel 1985 Ruth Orkin, ma le sue foto continuano a parlare al mondo, e la sua vita parla chiaro e forte a me, donna moderna che costruisce la sua strada giorno per giorno talvolta anche guardando alle grandi donne del passato.

“Being a photographer is making people look at what I want them to look at”   Ruth Orkin

Fonti: http://www.orkinphoto.com/,  http://www.pwponline.org/blog/2012/03/27/30-by-30-patt-blue-ruth-orkin/, http://today.msnbc.msn.com/

8 commenti su “Una donna che avrei voluto conoscere: Ruth Orkin

  1. Riyueren
    3 settembre 2012

    Avrei tanto voluto conoscerla anch’io. Hai scritto un post meraviglioso, ti ringrazio per l’emozione che sei riuscita a “passarmi”.Un abbraccio.

    • colorsontheroad
      3 settembre 2012

      Spero di essere riuscita a passare un po’ dell’emozione che leggere di lei mi ha stimolato. Bacio enorme

  2. sandroesposito
    3 settembre 2012

    A volte sono davvero superficiale, nemmeno iosapevo che il ritratto più famoso di Capa lo aveva fatto la Orkin.
    Grazie per la tua promozione.🙂

    • colorsontheroad
      3 settembre 2012

      Grazie a te per avermi portato alla Orkin (in effetti tu mi porti in talmente tanti posti interessanti che dovrei passare il tempo a ringraziarti ;-)). Certe donne del passato mi affascinano davvero tanto…cosa che succede molto meno di frequente per gli uomini, per i quali posso provare ammirazione, interesse, simpatia, ma difficilmente mi scuotono così in profondità.

  3. labambinacolpalloncino
    3 settembre 2012

    Che donna e … che bel post!

  4. laura
    4 settembre 2012

    Mi hai aperto un mondo, grazie. Donna straordinaria e foto fantastiche. Da approfondire.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 settembre 2012 da in donne che ammiro, fotografia con tag , .

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