Colors on the Road

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San Martino e l’oca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo essere passata quasi indenne dalla festa di Halloween, verso la quale confesso di continuare a nutrire una certa avversione (e di certo i bambini che cominciano il giro due giorni prima o che chiedono “dolcetto o scherzetto o soldino” non mi aiutano a superare la mia predisposizione all’ostilità), a San Martino invece sono arrivata con la determinazione a comportarmi meglio, onorando e approfondendo le tradizioni legate al territorio che presto ci accoglierà, oltre ovviamente a quelle più consolidate nella nostra famiglia. Sì, ma che c’entra la festa di San Martino con l’oca? C’entra eccome,  c’entra così tanto che è un vero e proprio precetto “Chi no magna oca a San Martin no fa el beco de un quatrin”. E siccome alle antiche credenze magari non ci si crede, ma di certo non ci si rinuncia, a San Martino il menu a base di oca è d’obbligo. In realtà l’usanza di mangiare oca a San Martino è di antica provenienza e sembra essere legata al fatto che in questo periodo le oche cominciano la loro migrazione verso sud diventando facili bersagli per la caccia, ma più probabilmente deriva dal pagamento in natura (diffusamente in oche in territorio veneto friulano) dei mezzadri ai proprietari terrieri alla fine della stagione agraria. Per quanto riguarda la figura di San Martino si narra che egli fu smascherato dallo starnazzare delle oche quando, in occasione della sua nomina a Vescovo di Tours, per modestia o per riluttanza, cercò nascondiglio all’interno di una stalla.

Quanto a noi famiglia colors, non sappiamo resistere a feste tradizionali e sagre di paese: temo che siamo irrecuperabili, amiamo tutte le manifestazioni che profumano di tradizione, di semplicità, di racconti tramandati, di gente che, nonostante la fatica, continua a darsi da fare per non spezzare quel vortice di festa che si ripete anno dopo anno.

Comunque ad onor del vero io l’oca non l’ho mangiata, però il megabiscottone a forma di oca, quello non me lo sono fatto mancare…chissà se vale lo stesso per la faccenda dei quattrini…

7 commenti su “San Martino e l’oca

  1. la bertàge
    16 novembre 2011

    certo che con il SENO di poi, un po’ di PETTO d’oca avresti potuto mangiarlo
    …si sa mai che come i quattrini…

    • colorsontheroad
      16 novembre 2011

      hai ragione, per il prossimo anno ci attrezziamo per tempo! Sembra che l’oca la mangeremo a natale ma mi sa che non vale..

      • la bertàge
        16 novembre 2011

        (comunque bella l’atmosfera, genuina…mi pare quasi di sentirne gli odori e la gente parlare, e le note vagare. Chapeau – et c’est bien le cas de le dire!)

      • Filippo
        17 novembre 2011

        Il biscotto d’oca vale anche di più..;)

  2. la bertàge
    18 novembre 2011

    spèta spèta…ma se, camminando per le calli di un’affascinante Venezia novembrina, mi capita d’incontrare, seduto su una scrostata e sperduta panchina di legno, un tipo con berretto di lana arancione che, mosso da obiettivi oltre lo sguardo comune, mi offre, assieme a poche briciole di panino al prosciutto d’oca da condividere con gli avidi piccioni autoctoni, pensieri privati e strampalate ipotesi di sferruzzamenti visionari, in bilico tra tradizione e futuro, che portano ad intrecciare con la merinos improbabili fili elettrici, io…su che tipo saro’ mai capitata ?!!!!!?😀

    • colorsontheroad
      18 novembre 2011

      questa sì che è poesia….❤

      • la bertàge
        18 novembre 2011

        (è soprattutto la frase più lunga che ho scritto in mailaif! ouf!)

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Questa voce è stata pubblicata il 16 novembre 2011 da in famiglia, fotografia, tradizioni.

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