La crisi del pecorino sardo
Ascoltavo Caterpillar qualche sera fa e durante l’intervento di Fortunato Ladu mi sono commossa. Fortunato Ladu è un pastore sardo ed uno dei fondatori del Movimento Pastori Sardi, era presente alle contestazioni di Sassari durante la visita del Presidente Napolitano di pochi giorni fa ed è in prima linea nella mobilitazione del Movimento per le grandissime difficoltà in cui versa il settore pastorizio sardo.
Non ritenendomi in grado di spiegare con chiarezza e precisione tutto quello che anima l’insofferenza dei pastori, ho deciso di diffondere qui sul blog alcuni link di approfondimento, e lo faccio per due motivi: il primo è che, come spesso accade, la voce della protesta fatica a trovare spazio nell’informazione a più ampia diffusione, il secondo è legato al rapporto profondo della mia famiglia con la terra sarda (sono figlia di madre sarda, i miei genitori vivono in Sardegna e la terra isolana è per me un luogo di rinascita, dove molte volte ho percepito quel senso di appartenenza che è assai debole nei luoghi in cui vivo).
Buona lettura e buon ascolto (il secondo e terzo link sono dei podcast)
La rabbia dei pastori disperati. Tanta fatica e bilancio in perdita.
Caterpillar Podcast “Fortunato Ladu pastore in Sardegna”

E’ tardi ed ho letto solamente una arte del primo link: merita attenzione, devo leggerlo da sveglio. Un primo pensiero a pelle: noi, almeno io “cittadino” penso al pastore come un uomo libero, un esistenza poetica nella natura. Alcuni addirittura in Sardegna. L’isola delle vacanze per tanti. Invece è duro lavoro, sacrificio, impegno. Dovrò ricordarmene. Grazie per i link. Leggerò con attenzione e forse da domani il pecorino avrà un sapore diverso. ciao
robert
E’ vero, la Sardegna è conosciuta soprattutto per il mare, ma i sardi sono gente che al mare ci si è abituata da poco, hanno un rapporto molto stretto con la loro terra, sono tipi tosti e molto ospitali!
La pastorizia è solo uno dei tanti settori entrati nel vortice della crisi in Sardegna, come dimenticare i lavoratori del Sulcis-Iglesiente, o le piccole imprese artigiane che stanno letteralmente scomparendo, aprendo lo spettro di nuove emigrazioni di massa. Credo che i pastori sardi siano il simbolo della nostra crisi, sperando che la loro voce, insieme a quella degli altri, venga ascoltata da chi ha il dovere di farlo.
Hai ragione, ho certamente un po’ semplificato la cosa, però nel link a Pastorale Sarda la questione è affrontata in maniera più ampia! Credo che se ne parli troppo poco, e il desiderio è che i pastori sardi riescano ad attirare l’attenzione sulla crisi in sardegna. Grazie per il passaggio e a presto!